La legge è uguale per tutti

I reati di opinione andrebbero depenalizzati. Non ha senso, con la giustizia allo sfascio, intasare i tribunali per offese all’onore. Nel dibattito politico, poi, dovrebbero essere tollerati toni aspri, con la sola eccezione delle menzogne diffamatorie o calunniose sui media senza possibilità di smentita. Tanto più che la querela di chi detiene un prepotere economico o politico è diventata un ulteriore mezzo per intimidire il dissenso. In sede giudiziaria, guarda caso, le querele dei colletti bianchi, supportate da difese agguerrite, vengono subito prese in considerazione con grande attenzione. Al contrario le querele del comune cittadino, che già parte da posizione svantaggiata, spesso si archiviano da sole. Se poi quereli un parlamentare in carica, difficilmente la querela, quand’anche venga presa in considerazione dalla magistratura, passa al filtro della commissione parlamentare per le autorizzazioni a procedere. Tutto questo produce ulteriore ingiustizia cioè disuguaglianza di fronte alla legge come nell’esercizio della libertà di espressione. Accade che volgari propagandisti si permettano di linciarti a mezzo tv e giornali padronali, e poi ti denunciano se li contesti in strada o su un blog. Accade che politicanti di quart’ordine, magari sotto processo per reati infamanti o fruitori di leggi su misura, ti insultino e diffamino sapendo di essere protetti da una speciale immunità di casta. In teoria l’istituto dell’insindacabilità di deputati e senatori nasce come protezione della libertà di espressione del parlamentare nell’esercizio delle sue funzioni. Nei fatti è diventato un salvacondotto, una forma ulteriore di impunità. Lorsignori possono lasciarsi andare, il signor nessuno deve misurare ogni sillaba, altrimenti viene querelato o citato in giudizio civile per danni.

Se non fosse l’ingrato che è, il Cainano erigerebbe a sue spese un monumento equestre al centrosinistra, che per la seconda volta gli riconsegna il Paese esattamente come lui l’aveva lasciato. Almeno per i settori che gl’interessano, cioè la giustizia e l’informazione. Pareva brutto cambiare qualcosa, c’era il rischio di offenderlo. Ieri, per esempio, la giustizia ha dimostrato che, volendo, può essere rapida, fulminea: un quarto d’ora di udienza, cinque minuti di camera di consiglio, poi la sentenza del processo Sme-Ariosto bis per i falsi in bilancio Fininvest connessi alle mazzette pagate al giudice Squillante. “Il fatto non è più previsto dalla legge come reatoâ€, nel senso che l’imputato l’ha depenalizzato.
La magistratura in Italia è indipendente dal potere politico. Così indipendente da avere nel Consiglio Superiore della Magistratura (CSM), in qualità di presidente, il diessino Giorgio Napolitano e, come vice presidente, il biancofiore Nicola Mancino. Il tutto per garantire gli equilibri istituzionali (a favore della politica).
Quando funziona, l’informazione aiuta tutti a vivere e a lavorare meglio. I cittadini, i politici, gli imprenditori, i magistrati. Tutti. Quando non funziona, tutto peggiora. Il peggioramento della politica e dell’impresa e di una parte della cittadinanza non sono una novità . Quella della magistratura, anche quella perbene, incorrotta, insomma la migliore, è invece una novità degli ultimi mesi. Escono sentenze sempre più strane, ma sempre nella stessa direzione: a favore del potere. Si pensi soltanto all’incredibile assoluzione di Berlusconi nel processo Sme-Ariosto, praticamente per aver commesso il fatto. Se l’informazione l’avesse raccontata per quella che era, mettendone alla berlina l’illogicità e l’impermeabilità ai fatti accertati, altri giudici si sarebbero ben guardati dal riprovarci. Ma l’informazione non ne ha proprio parlato. Così la scomparsa dei fatti, dalle pagine dei giornali e dai teleschermi, si trasferisce nelle sentenze.
Silvio Berlusconi, tra una serata al Bagaglino e una spallata fallita al governo, ha trovato il tempo e soprattutto la faccia tosta di ricordare Enzo Biagi. Con queste testuali parole: «Al di là delle vicende che ci hanno qualche volta diviso, rendo omaggio ad uno dei protagonisti del giornalismo italiano cui sono stato per lungo tempo legato da un rapporto di cordialità che nasceva dalla stima».







