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Month: Giugno, 2008

Sicurezza

21 Giugno, 2008 (08:02) | Scandali | By: admin

sicurezzaComunque la si calcoli la contabilità sulla Sicurezza non torna mai. In Italia ci sono 600 omicidi l’anno, più o meno quanti nella sola città di Los Angeles. Eppure la sensazione diffusa è l’assedio, il campo di battaglia, la perpetua notte dei morti viventi che ci aspetta al di là della soglia di casa, appena oltrepassate le telecamere che ci sorvegliano e ci proteggono. Il volto del sindaco Letizia Moratti, prosciugato dalla tensione, non fa che confermare l’allarme. Non bastano più i 100 mila poliziotti, né i 100 mila carabinieri. Ci vuole l’esercito: 2.500 ragazzi ben armati. Da distribuire come? Uno ogni 3 comuni (che sono 8 mila)?  Ma allora perché non arruolarne 25 mila?

Eppure. Se è davvero la sicurezza a ossessionarci, come mai non altrettanta attenzione è dedicata a quella sul lavoro? Nelle fabbriche e nei cantieri si muore più del doppio, 1300 salme l’anno, con fiammate anche spettacolari, come l’anno scorso alla Thyssent e l’altra settimana a Catania, con i telegiornali che lacrimano e i politici che portano i fiori della solidarietà e dell’indignazione da prima serata. Come mai il ministro Ignazio La Russa non ha ancora proposto l’impiego dei Bersaglieri a vigilanza dei cantieri? O quello dei Lagunari per stanare i reclutatori di manodopera clandestina? Gli operai liquidati per asfissia valgono meno di un tabaccaio ucciso per rapina?

E la mafia, la camorra, la ‘ndrangheta? Perchè ci spaventano meno dei nomadi che lavano vetri, chiedono l’elemosina, rubano qualche portafoglio? E perché non ci allarma, ma anzi incassa consensi crescenti, un governo che organizza leggi contro i magistrati, dimezza i tempi delle prescrizioni, allestisce trappole contro le intercettazioni? Dovrebbero essere le incongruenze (e la potenza della propaganda) a farci un po’ di paura.

La legge è uguale per tutti

8 Giugno, 2008 (22:32) | Ingiustizie | By: admin

legge

I reati di opinione andrebbero depenalizzati. Non ha senso, con la giustizia allo sfascio, intasare i tribunali per offese all’onore. Nel dibattito politico, poi, dovrebbero essere tollerati toni aspri, con la sola eccezione delle menzogne diffamatorie o calunniose sui media senza possibilità di smentita. Tanto più che la querela di chi detiene un prepotere economico o politico è diventata un ulteriore mezzo per intimidire il dissenso. In sede giudiziaria, guarda caso, le querele dei colletti bianchi, supportate da difese agguerrite, vengono subito prese in considerazione con grande attenzione. Al contrario le querele del comune cittadino, che già parte da posizione svantaggiata, spesso si archiviano da sole. Se poi quereli un parlamentare in carica, difficilmente la querela, quand’anche venga presa in considerazione dalla magistratura, passa al filtro della commissione parlamentare per le autorizzazioni a procedere. Tutto questo produce ulteriore ingiustizia cioè disuguaglianza di fronte alla legge come nell’esercizio della libertà di espressione. Accade che volgari propagandisti si permettano di linciarti a mezzo tv e giornali padronali, e poi ti denunciano se li contesti in strada o su un blog. Accade che politicanti di quart’ordine, magari sotto processo per reati infamanti o fruitori di leggi su misura, ti insultino e diffamino sapendo di essere protetti da una speciale immunità di casta. In teoria l’istituto dell’insindacabilità di deputati e senatori nasce come protezione della libertà di espressione del parlamentare nell’esercizio delle sue funzioni. Nei fatti è diventato un salvacondotto, una forma ulteriore di impunità. Lorsignori possono lasciarsi andare, il signor nessuno deve misurare ogni sillaba, altrimenti viene querelato o citato in giudizio civile per danni.